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giovedì 7 gennaio 2016

Spiritualità e scontri tra donne

Donne contro donne, ancora una volta.

Un recentissimo attacco che una mia amata sorella ha ricevuto mi ha fatto riflettere sulle modalità crudeli che spesso riusciamo a manifestare laddove qualcosa in qualcun altro non ci garba, ci da fastidio, non incontra il nostro consenso.
Sia chiaro. E’ lecito il disaccordo. E’ lecito che il lavoro di un’altra persona non ci convinca, non ci piaccia, per mille motivi. Io stessa non è che condivida il lavoro di chiunque, alcune cose personalmente non mi piacciono certo, fino ad arrivare anche al fastidio… ma…
Ma c’è un “ma”.

Si sta parlando in ambito spirituale, quindi non di malumori calcistici. Ma i toni sono i medesimi.
Mi sconvolge quando una donna o chi per essa arriva a tentare di “demolire” un’altra donna con toni tanto aggressivi, etichette davvero svilenti come “new age” (la preferita di chiunque voglia screditare una corrente spirituale considerata “concorrente” o “nemica”, utilizzata anche in campo accademico), vari sinonimi di “truffatrice e ciarlatana”, praticamente una donna dipinta come una stupida (proprio così, pure riferimenti alla capacità di pensiero e all’intelligenza) indegna, che mischia spiritualità con “il vile denaro”, una serie di giudizi di valore non solo sul lavoro della sorella in questione, ma anche sulla sua persona, dignità e integrità morale.
Non si cita il nome della donna ma si cita il lavoro che porta avanti, rendendola così riconoscibile e peraltro mi domando quanto questo sia lecito penalmente. Il suo lavoro è frutto di anni di ricerche compiute e il risultato è presentato non come “unica Verità possibile” da propinare a scapito di altre verità, bensì come un personale dialogo con delle energie antiche che forse, anche attraverso di lei, vogliono raggiungere un pubblico di oggi con mezzi di oggi. Di fatto riuscendoci. Sarà questo il problema? L’odio per il successo altrui? La paura di “scomparire”? Di non vedere riconosciuto il proprio lavoro?

La risposta al lavoro della mia sorella mi richiama i peggiori metodi patriarcali. Di svilimento e umiliazione. 
Si invoca come "seria controparte" un modello di spiritualità non molto “femminino”, di quello che “solo dogmi e solo Verità inoppugnabili” per cui la mia sorella in questione non capirebbe nulla, non solo non sarebbe degna dei “veri” insegnamenti, nonostante l’oggetto di contesa sia un tempio (quello delle Yogini di Hirapur) con chiari riferimenti a una sacralità di forma e energia femminina. E chi ha diffuso l'attacco diffamatorio, un'altra donna in ricerca del sacro femminino. E anche questo mi stupisce. Care donne, cari uomini, quale mondo stiamo creando? 
Chi dice di percorrere da tanti anni un sentiero spirituale, è davvero così che dovrebbe porsi dinanzi a ciò che non ritiene gradito?
Noi donne che lavoriamo nel sacro femminino, non riusciamo a fare altro? Infamarci, accusarci, demolirci, perché? E’ perché temiamo di perdere qualcosa? E’ perché non riusciamo ad andare oltre la sciagurata competizione che ci ha inculcato questa modalità patriarcale?
Quanto sta accadendo non è che un esempio per riflettere su modalità e pratiche che purtroppo lasciamo agire in automatico. Troppe volte.
Idee alternative me ne vengono molte. 
Si potrebbe parlarne insieme in modo almeno da conoscere le reali intenzioni di colei o colui che non comprendiamo. “Guarda, io ho una visione molto differente dalla tua/ ho appreso delle verità differenti su questa cosa, mi spieghi perché tu ne parli così?” ad esempio.
E’ molto scortese giudicare in tal modo chi non si conosce a fondo ed è soprattutto poco saggio credere che questo nostro pensiero nei confronti altrui debba essere l’unica vera realtà possibile.
Certo, il parlare assieme necessita di coraggio e la nostra cultura non incentiva il dialogo. Ma siamo tutte su un cammino spirituale no? Su, io credo che possiamo fare di meglio di così.

Vedete, questo esempio mi richiama le “guerre di religione”, non a caso ancora in corso. 
Si, cominciano tutte così. 
I monoteismi e le religioni patriarcali sono stati campioni in questo terreno di battaglia.

Si comincia con l’idea di una parte che si sente “pura” contrapposta ad una definita “impura”.

Si continua infierendo, diffamando “gli impuri”, “gli infedeli” in ogni modo possibile. 

Non si desidera davvero conoscere l’altro. E ciò mi fa pensare che si tema di perdere qualcosa, oppure che questo scontro non faccia altro che riflettere, come uno specchio, uno scontro a livello più profondo che avviene in noi. L'altro diviene un tabu. Da censurare.

Queste guerre si nutrono di dualismi e di dicotomie. Esattamente ciò che il cammino della Grande Madre tenta invece di superare. Dualismi che vogliono un eterno scontro tra la parte bianca e la parte nera, lo yin e lo yang, il puro e l’impuro.
Nella misura in cui questo scontro è in noi, lo stesso è quel che proietteremo al di fuori di noi. Questa è la strategia che il nostro ego adotta per difendere se stesso dalla possibilità di accettare e integrare ciò che non vuol vedere.

Credo che il principale fallimento delle religioni patriarcali e delle correnti dualiste dicotomiche sia proprio in questo: la censura di una parte in favore dell’altra, una considerata positiva e una negativa, in uno squilibrio che mai si colmerà, e una lotta che mai avrà fine. 
La parte censurata premerà per uscire e essere riconosciuta. 
La parte accettata farà quindi appello ad ancora più energia, ancora più aggressività per tenerla a bada e reprimerla.

Ecco i dogmi.  Ecco le epurazioni. Ecco i fondamentalismi.  
Regole sempre più severe per controllare ciò che non si vuol vedere e che inevitabilmente si proietta su qualcuno al di fuori di noi.

Chiunque di noi ha interiorizzato questi schemi. Credo sia piuttosto problematico lasciare che questi ci controllino. Soprattutto quando abbiamo il coraggio di definirci “superiori a qualcun altro”.
Lama Tsultrim Allione spiega molto bene questi meccanismi nel suo capolavoro “nutri i tuoi demoni”. 

Noi tutte e tutti, ricercatrici e ricercatori del sacro femminino, ogni tanto ci caschiamo. Io stessa ci sono cascata ed è per questo che penso di offrire questa analisi con cognizione di causa.
Non è la caduta in sé che mi turba, ma il perseverare. Il continuare a credere che le cose siano solo “come le vediamo noi”. Il pensare di creare terra bruciata e inviare tanto odio a chi può non piacerci, ma è sempre alla ricerca, come lo siamo noi. Fa del suo meglio, come lo facciamo noi. L’odio in questo senso è un legame, non è da dimenticare. Non privo di conseguenze. 
Ciò che la Grande Madre mi ha insegnato, è che infinite sono le vie in cui Lei comunica a coloro che la ricercano.
Ciò che ho imparato, è che a volte queste vanno anche oltre la comprensione che io ne ho, perché in quanto umana sono si divina ma anche parziale.
Ciò che ho imparato, è che lei non è dogma immutabile ma trasformazione. Non è pura ortodossia ma creatività. Non è nei metodi patriarcali che parla a noi donne. 
Al contrario, il suo risveglio è parallelo al modo in cui siamo in grado di riprendere possesso di conoscenze che passano per altri canali. Nel corpo. Nelle emozioni. Nelle intuizioni. Nella capacità di risolvere le dicotomie. Quindi nella fusione di mente e corpo. Di spirito e materia. 
Le Sue vie non separano.
Le Sue vie uniscono.

E se anche le vedute sono destinate a restare inconciliabili, ci sono modi e modi per comunicare il disaccordo e la presa di distanza da ciò che non ci piace.

La pura sapienza serve a poco, se le corde che tessiamo nel mondo sono sempre cariche di odio e rancore. Ecco un altro risultato della scissione tra mente e corpo, tra spirito e materia. La spiritualità che conosco o è sempre, ogni giorno, o non è. Non si esaurisce nella stanza del tempio. Non finisce nella grotta in cui si medita. Si porta nel mondo, attraverso il modo in cui agiamo. Quello che davvero parla di noi, al di là dei lustrini e degli abiti che vestiamo, al di là del curriculum lungo una pagina di titoloni, al di là delle nozioni che sappiamo ripetere a memoria.

Lascio all’Universo e alla Grande Madre la preghiera che, un giorno, possiamo apprendere a risolvere in altri modi i nostri conflitti, le discordanze tealogiche, senza mai mancarci in tal modo di rispetto.

Tutto il mio amore e vicinanza alla mia sorella, stimata, seria, appassionata, innamorata ricercatrice.


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